martedì 31 gennaio 2017

RECENSIONE di Claustrofobia di Zoe Blac

Buona sera, bloggers e lettori! Questa sera vi recensirò un romanzo molto amato dal pubblico e che io, purtroppo, non posso dire di aver amato, "Claustrofobia" di Zoe Blac.


PREMESSA
Questo romanzo mi aveva attirato sin dall'inizio, i teaser mi incuriosivano, i personaggi sembravano due bombe (in senso buono!) e io speravo davvero mi piacesse. Lo speravo. Ho fatto del mio meglio perché ciò accadesse, ma purtroppo non sono riuscita a farmelo piacere. Perché? Lo troverete scritto in modo dettagliato nella recensione. Se ci sono hater, che si palesino. Non ho pausa di dire la mia opinione. Sapete come sono e come ho sempre agito, sia nei confronti di libri pubblicati da CE che libri pubblicati in modo indipendente. Sappiate che non sono nuova a storie che hanno come tema la violenza o che abbiano come tema la mafia, io adoro questo genere di romanzi ma sono molto pignola perché ormai ho capito che, quando si tratta di questo genere di romanzi, ormai ho uno standard molto alto (i miei riferimenti sono autrici come Chiara Cilli, Marilena Barbagallo e Sagara Lux).
Buona lettura.

TRAMA (da Goodreads)
Chi è Elettra, chi si nasconde dietro le vesti succinte di Fraise e chi può dire quale volto abbia la ladra Scarlett?... Tre donne diverse che vivono nello stesso corpo, un corpo fatto per il peccato. Ambientato in una Roma grigia e piovosa, si snoda la storia di un agente dei Nocs, impegnato in una personale struggente battaglia, che lo vede combattere e proteggere la stessa donna. Violenza, passione, mistero ed erotismo, questi gli ingredienti di una storia che nasce in una notte, diversa da tutte le altre, in un luogo nascosto, buio, angusto e claustrofobico.
Questo romanzo è adatto solo ad un pubblico adulto, con un elevata capacità di discernimento ed una spiccata propensione per le storie non banali. Vi sono descritti, con un lessico esplicito, rapporti carnali, anche non consensuali e atti di efferata violenza.
Claustrofobia è un racconto erotico noir, graffiante ed eccessivo, tratta di un opera di fantasia e come tale va interpretata. Ambientato in una Roma moderna, piovosa e sporca, dove un fatale imprevisto, unirà due anime perse, al loro inimmaginabile destino. Nel romanzo vi sono descritti con un lessico esplicito, rapporti carnali, anche non consensuali e atti di efferata violenza. Se ne consiglia la lettura, solo ad un pubblico adulto, con un elevata capacità di discernimento ed una spiccata preferenza per le storie non banali.

RECENSIONE
Oh mio Dio, da dove comincio? "Claustrofobia" è un romanzo erotico noir che parla di Elettra Mantovani, una giovane venticinquenne di Roma che ha un passato difficile, ha perso i suoi genitori quand'era appena nata e da quel momento, ha deciso di lordare la sua vita nel modo peggiore che ha trovato: diventare una escort e una ladra. Sì, perché Elettra non è solo Elettra ma è anche Fraise, escort di lusso ai servizi di Ivan Nicolajev, un pappone russo e Scarlett, una bellissima ladra che riesce a mettere a segno colpi ai danni di ricchi uomini.
Lucas Munroe è un agente al servizio dei NOCS, una squadra di polizia speciale, il cui obbiettivo è quello di stanare il pericoloso criminale russo Kieslowskj e fermare il traffico di armi in Siria. In un intercapedine, le loro vite si incontreranno e scontreranno e una passione carnale travolgerà entrambi, che si ritroveranno a fare i conti sia con il loro passato che con la dura realtà che sembra dividerli ogni volta. Ottime premesse, ho pensato. Ha tutte le carte in regola per essere il romanzo erotico perfetto. 

Tuttavia, mi si spezza il cuore nel dirvi che ci sono parecchie cose che hanno fatto abbassare drasticamente il mio voto e se avete un po' di tempo, ve le segnalerò. Una cosa che non posso dire di aver apprezzato, è il continuo uso di questi elementi: difronte, infondo e affondo che stanno per di fronte, in fondo e a fondo. Mi spiego meglio, infondo non viene usato come verbo infondere, ma come aggettivo "in fondo", affondo a volte viene usato per definire la stoccata, ma la maggior parte delle volte vuol dire "a fondo". Il nome delle ville non è sempre corretto e per dire ciò, vi posso assicurare che ho cercato in lungo e in largo le ville nominate nel romanzo. La villa più nominata, Villa Pamphili, viene più volte scritta nel romanzo come "Villa panphili". Direte che cerco il pelo nell'uovo, ma vi assicuro che non è così: la villa in questione è Villa Pamphili e non Panphili. Un altro elemento che ha creato grande confusione, almeno a me, è stato il nome dell'amico di Elettra, Francois... sinceramente non ho capito se dovevo pronunciarlo alla francese "François" o "Francois" com'era scritto. I termini stranieri sono per lo più delle volte scorretti, defaiance (défaillance), chaise long (chaise longue), ciborg (cyborg), abate jour (abat-jour), Muay Thay (dalle mie ricerche si dice "muay thai"), tranche (trance, che ritorna poi corretto più avanti) e non ve lo dico perché mi piace fare la maestrina, ma perché ho cercato questi termini e il loro significato. Vi sono locuzioni verbali che, secondo me, non sono corrette, come: cedere la sua anima all'inferno (io ho sempre sentito dire che "si vende l'anima al diavolo" o altro, ma questo termine l'ho cercato dovunque e non è comparso), dirigersi a freccia verso qualcosa (anche questo, cercato dovunque non mi ha dato alcun risultato), impastare il seno (secondo le mie ricerche, "impastare il seno" significa usare prodotti cosmetici per ingrandire il seno), fissare con ammenda (l'ammenda è la pena pecuniaria prevista per le contravvenzioni o il riconoscimento di un errore, quindi credo non si possa usare come locuzione). L'uso di alcuni aggettivi è stato per me un vero e proprio mistero, come: "(...) stabilì artico" (che io ho inteso come glaciale, ma questo "artico" non mi ha suonato molto bene), " (...) la sua pelle aveva un sapore che mi stordiva, era fiele per la mia esistenza" (fiele significa astio, livore o veleno, vi linko il lemma della Treccani: fiele) e "Tuttavia, nonostante le abili velleità di quei due seduttori incalliti, non mi preoccupai più di tanto per Elettra" (velleità). L'uso del termine falangi per intendere dita della mano, questo è uno dei termini ricorrenti nel romanzo, ma il termine scientifico è stato veramente cacofonico per me, anche perché mi ha fatto pensare alle ossa della mano e non alle dita della mano: falange. L'uso delle virgole che spezzano la frase e impongono pause non necessarie, vi porto solo due esempi: "Lucas mi sistemò meglio sulle sue cosce, mi scostò i capelli dal viso, poi con un gesto inatteso e repentino, trasformò quell'uragano di sensazioni inespresse, in uno scambio lascivo e interminabile di sangue, saliva e lingue.", "La lusinga di quel profondo contatto, mi fece vacillare, sentii il sapore deciso della vita, invadermi di colpo e farmi sua. Incapace di rimanere soffocato, un gemito di entusiasmo mi sfuggì dal petto, ed egli aumentò il ritmo del suo assalto.". Il genere sbagliato di articoli indefiniti maschili e femminili, ma anche aggettivi qualificativi sbagliati: un occhiata, "l'impulso primario a fare di tutti per salvarmi e tornare alla mia vita, del quale lei ormai, faceva indubbiamente parte." (la vita), "un maledetto stronzo che mi aveva causato solo un interminabile serie di sfighe" (serie). L'uso continuo degli stessi aggettivi per descrivere il fisico, il culo, gli occhi dei protagonisti hanno reso il romanzo davvero noioso, cioè alla sesta volta avevo capito che gli occhi di Lucas erano due zaffiri e che Elettra aveva un culo bellissimo che lo faceva venire duro a tutti gli uomini. La totale assenza dei tre puntini di sospensione, per tutto il romanzo si legge sempre e solo con i due puntini di sospensione. L'uso delle maiuscole dopo i due punti, linko la Treccani: due punti. La formattazione del testo non aiuta il lettore a capire chi parla, mettere tutto il dialogo su una o due righe non aiuta il lettore a capire chi sono i personaggi che parlano. Il cognome del comandante che cambia improvvisamente, vi spiego: fino al 50% ero convinta che il comandante della polizia fosse Bosi (così ci viene detto nel testo), poi diventa Lolli, poi torna Bosi, ridiventa Lolli e alla fine ci viene detto che il comandante Bosi e Lolli sono due persone distinte. Questa cosa mi ha lasciato davvero molto confusa. 

Il contenuto del romanzo, a mio avviso, sarebbe stato quasi perfetto se non avessi trovato delle incongruenze in quattro scene di sesso: tre al 40 e 50% e una al 70%. In queste scene, si passava da una descrizione di sesso anale a vaginale e viceversa, per esempio lui la scopava nel culo e poi improvvisamente quel culo diventava il suo "nido pulsante". 

Mi dispiace molto aver dato una stella al romanzo, ma secondo me quest'ultimo necessita di una revisione e di un editing completo. La storia aveva indubbiamente del potenziale, sarebbe stata la storia erotica emozionante perfetta se non avessi riscontrato tutte queste incongruenze. Io mi offro per fare la Beta Reader di qualsiasi scrittore voglia non solo la mia opinione sul romanzo, ma anche sulla struttura del romanzo stesso. 

Vi saluto con una citazione tratta da questo libro che vi invito a leggere, così ci potremo confrontare in modo civile sull'argomento in questo post:
"Sono una donna pragmatica, che in genere riesce a leggere molto bene le persone, ma non m'interessa scomodarmi per chiunque. Chi non ha nulla per me, non rappresenta nemmeno un briciolo del mio tempo!"
(Elettra Mantovani)

xoxo,
Giada

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