mercoledì 12 ottobre 2016

RECENSIONE di Dolce come il cioccolato di Laura Esquivel

Buon pomeriggio, bloggers e lettori! Oggi vi recensirò un romanzo mucho caliente che parla di un amore proibito tra Tita e suo cognato Pedro, un romanzo sudamericano dal sapore dolce e al contempo piccante che stuzzicherà le vostre papille gustative e vi farà desiderare di vivere un'avventura tanto romantica quanto sensuale quanto quella descritta dall'autrice.

PREMESSA
Amo da morire lo stile di scrittura degli autori sudamericani, il modo in cui mescolano sapientemente realtà con fantasia, quasi surrealtà è favoloso. Isabel Allende è la mia autrice preferita del genere letterario Realismo Magico, ma questo momento in avanti, anche Laura Esquivel entrerà a fare parte delle miei autrici preferite. Cinque stelline per un romanzo stupendo.

TRAMA (dalla quarta di copertina)
Fin dal primo incontro, poco più che adolescenti, Pedro e Tita vengono travolti da un sentimento più grande di loro. Purtroppo, a causa di un'assurda tradizione familiare, per Tita il matrimonio è impossibile: ma per umana volontà e con la complicità del destino, lei e Pedro si ritroveranno a vivere sotto lo stesso tetto come cognati, costretti alla castità e tuttavia legati da una sensualità incandescente.

Frutto di una godibile sapienza narrativa e di una raffinata arte culinaria, Dolce come il cioccolato racconta con grazia e allegria femminili un'indimenticabile storia d'amore, in cui il cibo diventa metafora e strumento espressivo, rito e invenzione, promessa e godimento, veicolo di un'inedita comunione erotica.

RECENSIONE
¿Dónde empiezo a describir esta maravillosa novela? Non ho mai letto un romanzo che riuscisse a combinare in modo così perfetto l'arte culinaria e il romanzo erotico. Ci troviamo nel Messico del 1800, sullo sfondo di una rivoluzione che porterà alla guerriglia urbana tra liberalisti e conservatori, e anche bande guidate da tenentistas che guidavano i rivoluzionari attraverso le terre messicane, razziando e violentando tutto ciò che trovavano sul loro cammino. Protagonista di questo romanzo è Josefita "Tita", ultima della famiglia De la Garza e costretta a non sposarsi con l'uomo che ama, Pedro, per volere della madre Mamma Elena. Mamma Elena, una donna dura, cattiva, egoista costringe la figlia minore a proseguire un'assurda tradizione messicana che prevede che la più piccola della famiglia si occupi di lei fino alla sua morte. A complicare ulteriormente la situazione contribuirà in modo decisivo la scelta di Mamma Elena di far sposare Pedro con Rosaura, la sorella maggiore di Tita. La famiglia di Tita è formata da Mamma Elena, le sorelle Rosaura e Gertrudis, Nacha la cuoca di casa e Chencha, l'altra aiutante. Un amore contrastato, quello tra Pedro e Tita, che troverà come unico mezzo di espressione proprio il cibo, che assorbe le emozioni, i sentimenti che prova Tita. Proprio perché il cibo diventa contenitore delle emozioni di Tita e mezzo per esprimere il proprio amore, il romanzo mi ha ricordato Semplicemente Irresistibile.

Il Realismo Magico combina alla perfezione realtà e surrealismo, e gli avvenimenti storici si fondono con quelli quasi surreali della fattoria di Mamma Elena, in cui, dopo aver mangiato un alimento con le rose, Gertrudis impazzisce e scappa nuda per i campi, dando sfogo al suo amore per Juan. Un romanzo meraviglioso, stupendo. Ecco perché amo gli scrittori sudamericani: con le loro grandi abilità narrative sono in grado di trasportarti in un mondo sì alternativo, ma anche molto vicino al nostro. Il Realismo Magico presente nel romanzo rende quasi magica, fatata la protagonista, che nasce piangendo a causa delle cipolle e le cui lacrime creano dei veri e propri fiumi di lacrime. Personaggio di contorno, ma non per questo meno rilevante, è John Brown, dottore che guarirà Tita dalla sua pazzia, un dottore che s'innamora follemente di Tita, ma che diventa consapevole che lei non amerà mai nessun uomo che ha amato e ama Pedro. Romanzo consigliatissimo.

Vi saluto con una citazione tratta da questo bellissimo romanzo:
"La vita le aveva insegnato che la cosa non era così facile, che sono pochi quelli che senza farsi troppi problemi riescono a realizzare comunque i loro desideri e che ottenere il diritto di determinare la propria vita le stava costando più fatica del previsto. Quella lotta la doveva fare da sola, e questo le pesava molto."
(Tita)

xoxo,
Giada 

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