martedì 13 febbraio 2018

RECENSIONE di My dilemma is you di Cristina Chiperi

Buon giorno, bloggers e lettori! Ieri notte alle due ho finito questo romanzo che... beh, se avete letto i miei aggiornamenti su Facebook, avrete capito che non mi è piaciuto affatto. Vi ricordo che, sebbene questa recensione sia negativa, è volta come sempre SOLO al romanzo e non all'autore, questo per ricordarvi che quando recensisco, io recensisco IL LIBRO e non l'autore.

PREMESSA
Ho un vago ricordo di quando uscì questo romanzo, la piattaforma Wattpad stava cominciando ad andare in voga e molte persone che conoscevo iniziavano ad usarla come modo per farsi conoscere. Era il 2014. Selena Gomez (una delle mie cantanti preferite) aveva appena rilasciato il singolo My Dilemma, la canzone che ha ispirato questo libro. Vi lascio il video della Gomez, da ascoltare durante la lettura di questa recensione molto lunga, per la quale avrete bisogno del Gaviscon e molti digestivi.


TRAMA (DA GOODREADS)
Christina Evans ha sedici anni, vive a Los Angeles e frequenta il terzo anno dell’high school. Tra feste, amici e buoni voti, la sua è una vita perfetta. Finché la sua famiglia non decide di trasferirsi a Miami, e per Cris cambia tutto. Da un giorno all’altro viene catapultata in una nuova città e soprattutto in una nuova scuola. Nonostante senta la nostalgia di Los Angeles, riesce rapidamente ad ambientarsi e a stringere amicizia con gli studenti più popolari. Tutti la accolgono calorosamente... tutti tranne Cameron e la sua ragazza Susan, da subito ostili nei suoi confronti. E così, tra grandi e piccole difficoltà, Cris trova una nuova amica, Sam, e un nuovo amore, Matt. Ogni cosa sembra procedere nel migliore dei modi, ma come spesso accade nelle faccende di cuore, i giochi sono destinati a complicarsi. Col passare del tempo, Cameron e Cris comprendono che l’antipatia che provano l’uno per l’altra nasconde in realtà un sentimento ben diverso, e accettare e assecondare questa scoperta vuol dire mettere di nuovo tutto in discussione...

RECENSIONE
Ah, cavolo. Poche volte mi sono ritrovata davanti un libro così brutto sotto molti punti di vista che non sapevo da che parte iniziare per recensirlo. Definirlo un'accozzaglia di cose americane sarebbe un complimento. Ma partiamo dal principio: Cristina Evans (che nella quarta di copertina diventa magicamente Christina e poi di nuovo Cristina, va beh, lasciamo perdere) ha sedici anni ed è un'oca giuliva bionda - passatemi il termine - che vive una vita perfetta (dice così, a metà del libro), uscendo con i suoi amici, andando alle feste e si è appena lasciata con Set (ammetto che pensavo di aver letto male la prima volta che l'ho trovato scritto così), un ragazzo che l'ha tradita scopandosi una a caso perché lei, dopo otto mesi (!) non era voluta andare a letto con lui. I genitori di Cristina le dicono che si dovranno trasferire da Los Angeles a Miami, e la prima parte del romanzo si svolge attorno a quest'evento che sconvolge la vita della povera Cristina, che è furiosa con i suoi genitori per allontanarla dai suoi amici più cari, Cass e Trevor. Torneremo su di loro più avanti, perché l'insensatezza in questo romanzo regna sovrana in ogni aspetto. Cristina è una figa atomica, una ragazza che non si fa mettere i piedi in testa da nessuno, ecco perché quando arriva all'high school litiga fin dall'inizio con Susan Cognome-Sconosciuto. Susan è la tipica stronza bionda del liceo: cheelereader, che ha un rapporto di tira e molla con colui che sarà l'interesse principale della protagonista, Cameron Dallas. Oh yeah, vi ricordavate Hardin Scott? Ecco, Cameron Dallas ve lo farà rimpiangere. Cameron è un bad boy, scopa a destra e a manca, odia la sua sorellastra Samantha "Sam" perché dice è colpa sua che la sua famiglia è finita, eppure se guardate le immagini del cast, i ragazzini vi faranno morire dal ridere. Torniamo a noi: Samantha, dolce e carina sorella di Cameron, è una ragazza molto, molto sensibile e a causa di Cameron si autolesiona. Sì, avete capito bene. Si taglia le vene nel romanzo questa ragazzina per colpa di Cameron, che continua a trattarla come un rifiuto umano. Cristina è decisa a sistemare la situazione tra loro, ecco perché a forza di insistere, convince Cameron a parlare con lei e a chiarirsi. Samantha mi stava quasi piacendo, fino a quando l'autrice non l'ha fatta finire con Nash Grier (Viner, Youtuber e attore) e l'ha resa un'ochetta. Ecco, mi ha fatto perdere l'interesse nel suo personaggio in questo modo, perché udite udite, Nash è il migliore amico di Cameron e Cameron non vuole che loro due escano insieme. La sorella minore di Cristina, Kate, poi, è il personaggio più inutile dell'intero dell'intero libro. Quando leggevo le loro conversazioni mi chiedevo che scopo avessero, per quale ragione erano messe lì. 

Com'è ovvio (parola che troverete spesso declinata all'avverbio), Cristina suscita ben presto l'interesse del più figo della scuola, Matthew Espinosa, che si dimostra essere solo un altro stronzo. Ma dovrete sopportare i loro tira e molla per almeno duecento cinquanta pagine (sì, le ho contate) perché lei si renda conto di provare qualcosa per Cameron (quando è successo, ho detto 'ma dai?'). Matt non è altro che un personaggio riempitivo, messo lì per allungare il brodo nell'attesa che Cristina si svegli fuori e capisca che in realtà, ha sempre amato Cameron. Cristina è come Elena di Troia, tutti gli uomini farebbero qualsiasi cosa per lei, ed è per questo che molti le ronzano intorno: da Jack Cognome-Sconosciuto (un figo biondo a caso), Austin (capitano di pallacanestro, super desiderato anche lui), Trevor (qui vorrei dirvi il perché, ma non so se vogliate saperlo) e metà degli amici maschi della combriccola di Cameron. Adesso, ho letto molti Young Adult e New Adult, ma credo di non aver mai trovato un personaggio femminile così stupido, e non vorrei davvero essere qui a dirvelo, ma la verità è che è stupido e basta. Cristina Evans non ha un po' di sale in zucca neanche a pagarlo oro, si comporta davvero come un'oca e si lamenta in continuazione (e dirà sempre: "ma perché tutti questi casini succedono a me?", "perché la mia vita deve essere così difficile/complicata?"). Vi ricordate Abby Abernathy, giusto? Nella mia recensione tempo fa ho scritto che avevo dato quattro stelle solo per Travis Maddox. Ecco, Cristina è più volubile di Abby, ed è dire tutto, perché pure Abby non scherza col cambiare idea ogni quattro righe di romanzo. Qui nemmeno Cameron Dallas si salva. Perché? Troverete le mie spiegazioni nel prossimo paragrafo.

I personaggi di questo romanzo sono tutti piatti e irritanti, non subiscono un'evoluzione dall'inizio alla fine della storia, tanto che arrivati a pagina 200 vi chiederete se non abbiate già letto sta cosa oppure no. Cristina, la protagonista, è di sicuro un personaggio che non ho sopportato. Ma neanche un po'. Oltre al fatto che sia un personaggio monodimensionale, Cristina si comporta ogni volta come una lamentosa piaguncolona indecisa, che si lascia e si rimette insieme a Matt per tipo dieci volte per rendersi conto solo alla fine di amare Cameron. Kate è un personaggio così marginale, ma nella sua marginalità è resa abbastanza sciocca pure lei (in questo caso però potrei giustificarlo, perché ci viene detto che è la sorella minore), Samantha mi piaceva fino a un certo punto del romanzo, ma poi ho iniziato a non sopportare più nemmeno lei, Susan e la sua combriccola sono le tipiche stronze del liceo e anche lei mi sarebbe potuta piacere, se non fosse che l'autrice l'ha resa una ragazza ossessionata e stalker nei confronti di Cameron. I personaggi maschili lasciano molto, molto a desiderare. Partiamo col presupposto che è impossibile che una ragazza, dopo nemmeno tre giorni che si è trasferita nella sua nuova casa e abbia iniziato a frequentare la sua nuova scuola, si trovi subito il ragazzo. Ma dai, nemmeno nei romanzi con l'insta-love succede. Come ho detto nei miei aggiornamenti Facebook, i ragazzi di questo libro a me sembrano solo dei ragazzi in piena sindrome premestruale, sempre litigiosi e irritabili con chiunque e per qualunque stupidaggine, Cameron ne è l'esempio lampante. Tra l'altro, se a ciò aggiungiamo che è impossibile che tutti i ragazzi si innamorino o comunque provino interesse per Cristina quasi subito, questo non li rende per niente attraenti. 

Una cosa, tra le tante, che proprio non ho tollerato è stata la volubilità e la contraddizione di Cristina. No, grazie. Insomma, ad un certo punto del romanzo lei dice a Cameron di dover star lontana da lui per capire cosa prova nei suoi confronti e che stare lontani è di sicuro l'unica cosa giusta da fare, e quattro righe dopo va a casa sua. Ma questo  è l'esempio meno lampante, se volete vi racconto di quando lei si è appena lasciata con Matt e soffre per questo, dice di aver bisogno di confidarsi con qualcuno, Sam le chiede se vuole parlarne e lei dice che non ne ha voglia. Oppure quando Cristina prima dice che le mancava Cameron a scuola, se lo ritrova in spiaggia e lo evita, e alla fine ci litiga insieme. 



I genitori in questo romanzo sono solo delle macchiette, anche loro personaggi riempitivi. Non hanno una loro personalità, un loro carattere, di loro sappiamo solo che lavorano per i Dallas, ma non sappiamo cosa effettivamente facciano. Lo stesso per i genitori di Cam e Sam, sono dei super ricchi ma non sappiamo perché o come lo siano diventati. Saperlo avrebbe giovato, anche perché sta ricchezza senza senso, non ha proprio senso di esistere in un romanzo del genere. E soprattutto, come hanno fatto i Dallas a non accorgersi che la loro figlia minore si autolesionava? A lungo andare, avrebbero dovuto farsi almeno due domande sul comportamento di Sam e riprendere Cameron per il suo atteggiamento pessimo nei confronti di sua sorella.

Gli spazi, altra nota dolente. Non sappiamo quanto disti la casa di Cristina dall'aeroporto, né in che modo lei possa andarci, perché non vengono nominate navette - il fatto che i suoi genitori siano ricchi, come verrà spiegato più avanti, non dice un bel niente. La cosa forse che mi ha lasciata più perplessa sono i dormitori della scuola, dove vi dormono solo Nash e Hayes Grier, due amici della protagonista. Ma noi non vediamo altre persone lì, solo loro. Per gran parte della lettura ho pensato che loro due fossero gli unici a sfruttare dei dormitori. E se ci sono i dormitori, perché Cristina, Cameron, Susan e Samantha non dormono lì? Perché solo i due Grier ci dormono lì?  


Il tempo atmosferico. Passiamo da un caldo quasi estivo a un freddo glaciale nel giro di dieci pagine. Ma davvero? A questo punto volevo buttare il libro fuori dalla finestra. E piove, piove moltissimo a Miami Beach, tanto che mi sono chiesta se lei abbia fatto qualche ricerca sulla città e sull'ambientazione, perché da quel che ho potuto desumere, non è stato per niente così. Il tempo cambia alla velocità della luce, spesso senza motivo apparente. Questi cambiamenti sono quasi istantanei, e provocano alla protagonista sempre brividi di freddo senza motivo alcuno. 

Ma soprattutto, vogliamo parlare della rapidità con cui avvengono gli eventi? Il tutto avviene ad una rapidità incredibile, e questo favorisce almeno una lettura abbastanza veloce, però non ha senso. Vengono taciuti tantissimi eventi nel romanzo, descritti di solito in tre righe e basta, eventi che avrebbero potuto avere un senso, ma non sono approfonditi. 

Se voglio essere onesta fino alla fine, non mi è piaciuto nemmeno il fatto che Trevor si sia incazzato con Cristina senza motivo, incolpandola di cose non vere per poi fare la big revelation alla fine e chiuderla fuori dalla sua vita. Cristina, com'è ovvio, resta impassibile a quella rivelazione perché ha perso la testa per Cameron, ma nonostante ciò, vediamo come i suoi amici perfetti (non dimentichiamolo, com'è ovvio) rivelarsi solo dei personaggi problematici che le nascondono le cose e l'accusano di cose non vere. E il senso di tutto ciò dove sta? Non lo so, ditemelo voi perché a me sto libro mi ha fatto solo arrabbiare tantissimo.


Se dovessi descrivere i personaggi di questo romanzo li descriverei così: vuoti, noiosi, banali (ed è la prima volta che lo dico), stereotipati fino al midollo e prevedibili. E vi giuro, nemmeno in "After" sono mai arrivata a dire una cosa del genere, questo significa che è molto peggio di quel che credevo. 

Adesso è il turno della grammatica. Siete pronti? Intanto, è necessario che sappiate che questo libro è scritto tutto in prima persona presente (ricco di dico/dice/faccio/fa) con un solo POV di Samantha in prima persona, sempre presente. La grammatica di questo libro lascia molto a desiderare, e in parte è il problema alla base del fatto che tutte le voci dei personaggi: non sono distinte, sembrano una uguale all'altra, specie per l'uso continuo di "Giuro che....", "Com'è ovvio", "Ovviamente". Ci sono dei buchi di trama enormi, eventi taciuti che avrebbero avuto motivo di venir esplicitati per rendere il romanzo più scorrevole. Ma soprattutto, frasi così brevi e anche un po' stupide, come Cristina Evans, che vi faranno perdere la pazienza. Una cosa che mi ha fatto perdere le staffe, e che è alla base del mio giudicare Cristina Evans come un'oca giuliva, è il fatto che lei per ogni cavolata dica sempre "ovviamente". L'uso continuo di avverbi in -mente rallenta la lettura e l'appesantisce moltissimo, senza contare che sono propri questi avverbi a rendere impossibile distinguere le altre voci del romanzo, gli altri personaggi.


Ora che ho finito la recensione, non posso salutarvi con una citazione tratta da questo libro, perché non ne ho. Al romanzo, su Goodreads, ho dato 0,20 stelline... molto meno di quanto diedi ad "After" di Anna Todd (0,50). Mi dispiace anche un po' esser stata così dura, ma non ho trovato nulla nel romanzo che mi piacesse o che alzasse almeno un po' il mio giudizio finale. Il mio consiglio? Prendetelo in prestito nelle biblioteche, risparmierete i vostri soldi.

xoxo,
Giada

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